Attività clinica

DEFINIZIONE

Le anomalie vascolari costituiscono un gruppo eterogeneo di patologie dell’apparato circolatorio caratterizzate da alterazioni morfo-strutturali e/o funzionali di varia natura, gravità ed estensione che possono interessare ogni tipo di vaso ematico e/o linfatico, di qualunque calibro o distretto anatomico.

Esse rappresentano un problema di grande rilevanza medico-sociale in quanto si tratta di patologie invalidanti che si manifestano in età pediatrica o giovanile con gravi alterazioni funzionali, estetiche e psicologiche.

 

ETIOLOGIA

Le anomalie vascolari sono errori nello sviluppo embrionale dei vasi, su base genetica multifattoriale. Nella maggioranza dei casi si tratta di forme sporadiche, che si manifestano in soggetti con anamnesi familiare negativa. Sono note tuttavia forme ereditarie correlate ad alterazioni su base genetica di vari fattori angiogenetici che regolano lo sviluppo dei vasi nel corso dell’embriogenesi.

 

EPIDEMIOLOGIA

L’incidenza globale delle anomalie vascolari nella popolazione non è nota con esattezza.

L’incidenza dei tumori vascolari è stimata tra il 4% e il 10%. L’incidenza delle malformazioni vascolari è risultata 1,2% in uno studio su 3573 bambini di 3 anni.

Tab. 4 Classificazione ISSVA (2014)

ANOMALIE VASCOLARI

Tumori vascolari

  • Benigni
  • Localmente aggressivi o borderline
  • Maligni

Malformazioni vascolari semplici

  • Malformazioni capillari
  • Malformazioni linfatiche
  • Malformazioni venose
  • Malformazioni artero-venose
  • Fistole artero-venose

Malformazioni vascolari combinate

  • Malformazioni capillaro-venose
  • Malformazioni capillaro-linfatiche
  • Malformazioni linfatico-venose
  • Malformazioni capillaro-artero-venose
  • Malformazioni capillaro-linfatico-artero-venose
  • Altre combinazioni

Malformazioni dei vasi maggiori
Malformazioni vascolari associate ad altre anomalie congenite

Vascular malformations associated with other anomalies
Klippel-Trenaunay syndrome: CM + VM +/- LM + limb overgrowth
Parkes Weber syndrome: CM + AVF + limb overgrowth
Servelle-Martorell syndrome: limb VM + bone undergrowth
Sturge-Weber syndrome: facial + leptomeningeal CM + eye anomalies
+/- bone and/or soft tissue overgrowth
Limb CM + congenital non-progressive limb hypertrophy
Maffucci syndrome: VM +/- spindle-cell hemangioma + enchondroma
Macrocephaly – CM (M-CM / MCAP)
Microcephaly – CM (MICCAP)
CLOVES syndrome: LM + VM + CM +/- AVM + lipomatous overgrowth
Proteus syndrome: CM, VM and/or LM + asymmetrical somatic overgrowth
Bannayan-Riley-Ruvalcaba sd: AVM + VM +macrocephaly, lipomatous overgrowth
Blue rubber bleb nevus (Bean) syndrome VM

Patologie

  • Tumori vascolari

    La classificazione adottata da parte della “ISSVA - International Society for the Study of Vascular Anomalies”, e successivamente aggiornata ed ampliata suddivide i tumori vascolari come indicato nella tabella 1.

    CLASSIFICAZIONE

    La classificazione adottata da parte della “ISSVA – International Society for the Study of Vascular Anomalies”, e successivamente aggiornata ed ampliata suddivide i tumori vascolari come indicato nella tabella 1.

    Tab.1 Classificazione dei tumori vascolari

    • Emangioma infantile
    • Emangiomi congeniti (RICH/NICH)
    • Tufted angioma (possibile fenomeno di Kasabach-Merritt)
    • Emangiotelioma Kaposiforme (possibile fenomeno di Kasabach-Merritt)
    • Emangioendotelioma a cellule fusate
    • Emangioendotelioma epitelio ide
    • Altri emangioendoteliomi rari
    • Angiosarcoma
    • Tumori vascolari acquisiti di natura dermatologica (es: granuloma piogenico)

    EMANGIOMI INFANTILI
    Classificazione

    La classificazione attuale degli emangiomi infantili (EI), li distingue:

    1. sul piano anatomo-clinico in:
      1. EI superficiali: crescita esofitica in rilievo rispetto al piano cutaneo
      2. EI profondi: caratterizzati da uno sviluppo prevalentemente tangenziale nello spessore dei tegumenti
      3. EI misti.
    2. a seconda della distribuzione, in:
      1. focali
      2. multifocali
      3. segmentali
      4. eruttivi

    Epidemiologia e Patogenesi

    1

    L’EI è assai frequente con una prevalenza nella popolazione pediatrica del 3-10%.

    L’eziopatogenesi, tuttora sconosciuta, sembra essere multifattoriale. Il genere femminile, la razza caucasica e la prematurità sono fattori di rischio così come l’età avanzata della madre, la placenta previa e la pre-eclampsia.

    Molti dati suggeriscono una proliferazione clonale di cellule endoteliali che producono una vasculogenesi. I fattori maggiormente indiziati in letteratura sono l’ipossia, l’embolizzazione placentare, le cellule staminali multipotenti, la mutazione somatica.

    I mediatori coinvolti nella patogenesi della proliferazione vascolare sono il VEGF, il comlpesso mTor, le angiopoietine ANG-1 e ANG-2, la E-selectina e il notch pathway.

    Storia naturale

    L’EI è talvolta presente alla nascita ma più frequentemente compare nelle prime settimane di vita. In alcuni casi viene preceduto da un pallore che rappresenta il precursore della lesione.

    Il ciclo di vita dell’EI è suddiviso in tre fasi:

    • fase rapida proliferativa (0-1 anno)
    • fase involutiva (1-5 anni)
    • fase involuta (5-10 anni)
    • L’EI raggiunge l’80% del suo volume nella fase iniziale della proliferazione completando quasi sempre l’accrescimento nei primi 5-6 mesi. Solo il 3% degli EI cresce oltre il 9° mese di vita. Le forme superficiali crescono generalmente sino al V mese mentre quelle profonde si manifestano più tardivamente e continuano a crescere più a lungo.
    • La fase involutiva è caratterizzata da un rammollimento della lesione e uno scolorimento a partire dall’area centrale con progressiva riduzione del volume e diminuzione della vascolarizzazione della lesione.
    • La fase involuta è caratterizzata da regressione completa talvolta con esiti cicatriziali quali, cute lassa, atrofia, teleangectasie e/o tessuto fibroadiposo. Gli EI superficiali presentano maggior rischio di residui cicatriziali rispetto a quelle profonde.

    Trattamento

    Il trattamento degli EI è necessario solo in circa il 10-15% dei casi. Le opzioni terapeutiche sono numerose: terapia medica (Tab. 5), terapia chirurgica, trattamento laser, scleroterapia o trattamento multimodale. Queste diverse modalità possono embricarsi fra loro al fine di bloccare la fase proliferativa, accelerare l’involuzione spontanea delle lesioni e correggere precocemente gli esiti post-involutivi.

    Le indicazioni al trattamento sono:

    1. gli EI life-threatening (scompenso cardiaco ad alta portata o ostruzione/compressione delle vie respiratorie)
    2. gli EI con limitazione funzionale (vista, nutrizione, udito e manualità)
    3. gli EI con ulcerazione che non rispondono ai trattamenti topici
    4. gli EI a rischio di inestetismo rilevante permanente

     

    L’indicazione al trattamento è limitata agli EI a rischio di vita, a rischio di danno funzionale, di danno estetico rilevante e/o permanente e agli EI ulcerati (1B)

    2

    Tab.5  Terapie mediche
    Sistemica Propranololo

    Cortisone

    Vincristina

    Interferone

    Topica Propranololo

    Timololo

    Intralesionale Cortisonico

     

    Propranololo

    Il propranololo è il farmaco di I scelta per il trattamento degli EI (Raccomandazione 1A).

    Il propranololo è un antagonista beta adrenergico non selettivo. Sembra agire attraverso un’azione vasocostrittrice, un’azione di inibizione del VEGF ed un effetto a lungo termine dovuto all’induzione di apoptosi cellulare.

    Controindicazioni

    Le controindicazioni al propranololo sono l’asma, l’ipotensione, una malattia vascolare periferica, alcune patologie cardiache (blocco A/V di II e III°, SSS, lo shock cardiogeno, la bradicardia, l’insufficienza cardiaca, e l’angina di Princemetal) ed il feocromocitoma.

    Timing, dose e follow up del trattamento

    • Una valutazione cardiologica e ECG vanno eseguite per nulla osta al trattamento (1C).
    • Il trattamento, qualora indicato, deve essere avviato il prima possibile (IB).
    • Il trattamento deve essere iniziato solo in ambiente esperto ed equipaggiato alla gestione di eventuali effetti collaterali in particolari cardiovascolari (1C).
    • La terapia deve essere iniziata in regime di degenza ordinaria nei bambini ad alto rischio: di età corretta inferiore a 2 mesi, peso inferiore ai 2Kg, comorbidità cardiovascolare o respiratoria o del metabolismo glicidico, inadeguato supporto sociale. In tutti gli altri casi può essere iniziato in regime di DH con monitoraggio per 2 ore dei parametri vitali (PA, FC) e della glicemia a digiuno (1B).
    • La dose del farmaco è di 1-3 mg/Kg/die suddivise in 2 o 3 somministrazioni (1A).
    • La dose 3mg/Kg/die deve essere preceduta comunque da un periodo di trattamento alla dose di 1 o 2mg e potrà essere aumentata nei casi gravi (laringeo, palpebra superiore) o in caso di scarsa risposta dopo il primo mese di terapia.
    • Nei bambini ad alto rischio iniziare con 1 mg/Kg/die da aumentare dopo 4-7 giorni, se ben tollerato, a 2 o a 3mg/Kg/die (1B).
    • E’ raccomandato un monitoraggio mensile dal centro di cura per la sorveglianza di eventuali effetti collaterali con valutazione clinica e documentazione fotografica, controllo del peso, misurazione della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa (1B).
    • E’ raccomandato chiedere ad ogni visita di controllo eventuali sintomi respiratori quali la tosse, sibili, stridore (1B).
    • E’ raccomandato controllo della glicemia in caso di insorgenza di sudorazione anomala, irritabilità, malessere (1B).
    • Il riscontro di malessere con vomito e diarrea o inappetenza deve indurre alla sospensione transitoria del trattamento (1B).
    • Un controllo ECG e valutazione cardiologica sono richieste in caso di frequenza <70bpm (<80 in neonati) o in caso di auscultazione o storia di aritmia/cardiopatia o di storia materna di connettivopatia (1C).
    • In caso di procedure diagnostico/terapeutiche che richiedono il digiuno è indicata una somministrazione di glicosata per via e.v onde evitare di sospendere la terapia (1C).
    • Il propranololo non richiede modifica nel calendario vaccinale (1C).
    • Il trattamento deve durare sino al compimento di un anno di età onde prevenire recidive. Tuttavia, in caso di recidiva è possibile effettuare un nuovo ciclo di terapia (1C).
    • La sospensione del trattamento non deve essere graduale (1C).

    Linee guida SISAV – International Angiology 2015

     

  • Malformazioni capillari

    Le malformazioni capillari (MC) sono anomalie vascolari a basso flusso che si localizzano a livello della cute e delle mucose e che si presentano come macchie congenite di colore variabile dal roseo al rosso-violaceo

    DEFINIZIONE 

    Le malformazioni capillari (MC) sono anomalie vascolari a basso flusso che si localizzano a livello della cute e delle mucose e che si presentano come macchie congenite di colore variabile dal roseo al rosso-violaceo, caratterizzate istologicamente dalla presenza di una fitta rete di vasi di piccole dimensioni (capillari propriamente detti e venule post capillari) abnormemente e permanentemente dilatati situati nello spessore del derma papillare e reticolare della cute e delle mucose.

    Le MC possono essere isolate o in associazione ad altre anomalie congenite nell’ambito di sindromi polimalformative complesse, la cui descrizione viene trattata nel capitolo ad esse dedicato.

    La nomenclatura delle MC è piuttosto confusa. Il termine di angioma piano, diffusamente utilizzato, è fonte di ambiguità e andrebbe abolito.

    Si possono distinguere due forme principali:

    1

    a) Macula capillare congenita mediale

    Sinonimi: nevus flammeus neonatorum, nevus simplex, “ salmon patch” ” o “ fading capillary stain” nella terminologia anglosassone

    Estremamente comune nella razza caucasica, clinicamente si presenta come una macula cutanea evidente alla nascita, di colore roseo-rosso che cede alla vitropressione, eventualmente associata a fini teleangectasie e caratterizzata nella maggior parte dei casi da una progressiva risoluzione spontanea durante i primi anni di vita.

    Le sedi anatomiche più comunemente colpite si trovano lungo la linea mediana del corpo:

    – la nuca e la regione occipitale (“Morso della cicogna” o “Stork bite” in inglese): in tale sede tende a persistere nell’età adulta

    – Fronte, glabella, palpebre superiori (“Nevo di Unna”, “Bacio dell’angelo” o “Angel Kiss” in inglese)

    Meno colpita risulta la regione sacrale (“Butterfly Mark” in inglese) dove la lesione può essere unica in sede mediale o si possono avere più macchie disposte in modo random sul dorso.

    b) Macula capillare congenita laterale

    Sinonimi: macchia a vino porto (Port Wine Stain -PWS nella terminologia anglosassone); nevus flammeus

    Si presenta alla nascita come una macchia di colore roseo-rosso, che cede alla vitropressione, con bordi netti, di dimensione variabile.

    Le macule possono manifestarsi in qualsiasi sede corporea con una predilezione per il viso, dove assumono spesso una distribuzione “a mosaico” o a quadrante, simil-metamerica lungo il territorio di distribuzione delle tre branche trigeminali. In tale sede la macula può essere unica o multipla, mono o bilaterale. Possibile l’estensione anche alle superfici mucose.

    La distribuzione della MC al capo lungo il territorio V1-V2 può rappresentare la spia di una sindrome di Sturge-Weber in cui si osserva un coinvolgimento leptomeningeo ed oculare.

    La distribuzione “a cartina geografica” ad un arto inferiore, con possibile estensione ai genitali ed alla cute della parete addominale omolaterale con un contorno netto lungo la linea mediana sottoombelicale, unitamente alla presenza di iperaccrescimento dell’arto interessato, varicosità displasiche superficiali e talora di angiocheratomi sanguinanti deve fare orientare l’inquadramento diagnostico verso forme complesse di tipo sindromico (vedi sindrome di Klippel-Trenaunay, sindrome di Parkes-Weber).

    TRATTAMENTO

    Laserterapia

    La laserterapia con laser vascolare è il trattamento di prima scelta nelle malformazioni capillari pure, efficace specialmente per le localizzazioni al viso.

    Il trattamento laser delle malformazioni capillari del volto andrebbe preferibilmente iniziato precocemente nell’età infantile per una miglior risposta terapeutica della cute trattata e per un vantaggio di tipo psicosociale sulla qualità di vita del paziente se precocemente trattato.

    2

    I progressi tecnologici hanno consentito di perfezionare la specificità e la selettività della metodica per giungere oggi al laser Pulsato a coloranti (in inglese “Pulsed Dye Laser”): quest’ultimo consente una fototermolisi selettiva dell’emoglobina con microagglutinazione dei globuli rossi intracapillari, ottenendo in tal modo l’obliterazione dei vasi senza esiti cicatriziali. L’efficacia del trattamento con Dye laser pulsato è stata progressivamente incrementata grazie all’introduzione di dispositivi in grado di erogare impulsi a maggior lunghezza d’onda (595 nm), di maggior durata, con spot di maggior diametro (fino a 12 mm) e dall’impiego di dispositivi di raffreddamento cutaneo che riducendo il rischio di danno termico e la sensazione dolorosa associata all’impulso consentono l’impiego di livelli energetici maggiori. Di recente introduzione è anche la metodica sequenziale che prevede l’erogazione in rapida sequenza di un doppio impulso Dye-Nd:YAG: i due impulsi a diversa lunghezza d’onda (rispettivamente 595-1064 nm) emessi a distanza di una frazione di secondo consentono la preliminare trasformazione dell’ossiemoglobina in metaemoglobina e una successiva penetrazione della radiazione Nd:YAG fino ad una profondità di 7-8 mm. La metodica sequenziale è indicata per il trattamento delle malformazioni capillari ipertrofiche o resistenti al trattamento con Dye laser ed è efficace anche per il trattamento di altre anomali vascolari come ad esempio angiocheratomi, granulomi piogenici e spider nevi.

    Solo una percentuale minore di malformazioni capillari tuttavia svanisce completamente: nella maggior parte dei casi l’intensità cromatica si attenua significativamente di trattamento in trattamento. Sono stati proposti diversi metodi nel tentativo di poter prevedere la risposta al trattamento laser, in relazione al colore della pelle, alla profondità ed al calibro dei vasi capillari intradermici, come ad esempio la Spettrofotometria, la Video-capillaroscopia e l’impiego di Ultrasuoni al alta frequenza. E’ stato così dimostrato che le aree cutanee con una minor risposta al trattamento laser sono caratterizzate da maggior spessore del derma, ridotta innervazione, maggior densità di vasi capillari e maggior calibro medio degli stessi.

    Scleroterapia

    La scleroterapia non è indicata nelle MC pure. Nella maggior parte dei casi le malformazioni capillaro-venose possono giovarsi di una terapia combinata, associando la scleroterapia delle vene di scarico o delle teleangectasie alla laserterapia del letto capillare malformato.

    Nelle forme miste capillaro-venose, arteriolo-capillari e nelle forme teleangectasiche è utile il ricorso alla scleroterapia percutanea, che può essere eseguita con l’impiego di diverse sostanze sclerosanti, quali il polidocanolo o il tetradecilsolfato sodico a concentrazioni variabili.

    Chirurgia

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    Il ruolo della chirurgia nelle malformazioni capillari pure è molto limitato, soprattutto per le localizzazioni cranio-facciali, in quanto la necessità di eseguire ampie incisioni cutanee produce risultati poco soddisfacenti sul piano estetico per gli esiti cicatriziali estremamente deturpanti.

    Il ricorso alla chirurgia dovrebbe essere preso in considerazione in casi selezionati:

    – nella correzione dell’ipertrofia cutaneo-mucosa e ossea del massiccio facciale associata alla presenza della malformazione capillare cutanea: in particolare interventi di riduzione dell’ipertrofia labiale o osteo-mandibolare;

    – nelle MC ipertrofiche dell’adulto, soprattutto in presenza di vegetazioni polipoidi peduncolate, in quanto può dare risultati soddisfacenti laddove la laserterapia risulta inefficace a causa della marcata ipertrofia cutanea;

    – l’asportazione chirurgica degli angiocheratomi è indicata solo in casi selezionati, in particolare nelle forme ipertrofiche localizzate asportabili radicalmente, in quanto le ferite chirurgiche dopo asportazioni parziali sono soggette ad un alto rischio di deiscenza nel postoperatorio e ad un alto tasso di recidive locali.

    La tecnica chirurgica si può avvalere dell’impiego di skin expanders o di lembi rotazionali a scopo ricostruttivo:

     

    Linee guida SISAV – International Angiology 2015

  • Malformazioni venose

    Le malformazioni venose sono anomalie congenite di sviluppo del sistema venoso causate da errori evolutivi in diverse fasi dell’embriogenesi e caratterizzate da alterazioni patologiche e quadri clinici di variabile gravità.

    DEFINIZIONE

    Le malformazioni venose sono anomalie congenite di sviluppo del sistema venoso causate da errori evolutivi in diverse fasi dell’embriogenesi e caratterizzate da alterazioni patologiche e quadri clinici di variabile gravità.

    CLASSIFICAZIONE

    La classificazione ISSVA 2014 (Tab. 1) distingue le malformazioni venose comuni da forme più rare, che non saranno trattate in questa sede.

    Tab.1 Classificazione ISSVA 2014 delle Malformazioni Venose

    • Malformazioni venose comuni
    • Malformazioni venose cutaneo-mucose familiari
    • Sindrome di Bean
    • Malformazioni glomo-venose
    • Malformazioni cavernose cerebrali
    • Altre forme

    La Classificazione di Amburgo è molto utile nell’inquadramento delle malformazioni venose comuni, che vengono distinte in due gruppi radicalmente differenti per caratteristiche embriogenetiche, anatomo-funzionali e cliniche: le malformazioni delle vene principali (forme tronculari) e le malformazioni costituite da vene displasiche localizzate nei tessuti, a variabile distanza dagli assi venosi principali (forme extratronculari)

    Forme extratronculari

    1

    Rappresentano la varietá piú frequente di malformazioni venose. Possono essere circoscritte o infiltranti estesamente i tessuti. Si tratta di vene displasiche derivanti da un errore che interviene nelle fasi precoci dello sviluppo embriogenetico del letto vascolare. Sono costituite da vasi indifferenziati di origine mesenchimale dotati di un elevato potenziale proliferativo per cui sono caratterizzate da un’evoluzione ingravescente e da un alto tasso di recidive post-trattamento. Producono spesso effetti compressivi o infiltrativi sulle strutture anatomiche circostanti.

    Forme tronculari

    Si osservano più raramente. Sono costituite da alterazioni anatomo-funzionali di variabile gravità che interessano gli assi venosi principali e sono causate da anomalie evolutive delle fasi più avanzate dell’embriogenesi vascolare.

    Hanno uno scarso potenziale proliferativo per cui il rischio di recidive post-trattamento è limitato. Inducono effetti emodinamici di grande rilievo sulla circolazione distrettuale con stasi venosa secondaria a ostruzione e/o reflusso.

    Le malformazioni venose tronculari sono molto varie: anomalie valvolari (avalvulia o displasia), lesioni ostruttive (atresia, aplasia, ipoplasia, setti membranosi intraluminali), lesioni dilatative (aneurismi venosi), persistenza di vene embrionarie avalvulate (vena marginale, vena ischiatica)

    EPIDEMIOLOGIA

    Le malformazioni venose sono il tipo più frequente tra le malformazioni vascolari congenite, di cui rappresentano circa i 2/3 del totale. La loro incidenza nella popolazione generale è stata stimata approssimativamente tra lo 0,8% e l’1%.

    DIAGNOSI

    Ecocolordoppler

    L’ecocolordoppler rappresenta l’esame di scelta per una valutazione non invasiva di primo livello delle malformazioni venose. Esso fornisce informazioni sulle caratteristiche morfologiche ed emodinamiche della malformazione

    Nella modalità “B-mode” si esegue la valutazione morfologica: le malformazioni venose si presentano tipicamente come lacune vascolari ipo- o iper-ecogene compressibili alla pressione della sonda, localizzate nei tessuti molli sottocutanei o profondi.

    Nella modalità “duplex” si esegue lo studio emodinamico: si rileva all’interno delle lacune displasiche un caratteristico flusso di tipo venoso a bassa velocità, evocato dalle manovre compressive, e si possono studiare le caratteristiche emodinamiche della malformazione e dell’intero sistema venoso.

    E’ opportuno valutare l’intero arto e non solo le sedi dei principali fasci vascolari, in quanto le malformazioni venose possono avere localizzazioni atipiche. E’ auspicabile che l’esame ecocolordoppler sia eseguito da un operatore esperto per ottenere informazioni diagnostiche affidabili.

    Rx standard

    L’esame Rx standard è utile per evidenziare la presenza di fleboliti nei tessuti molli e per studiare eventuali anomalie scheletriche associate, eseguendo misurazioni di lunghezza delle estremità.

    Risonanza magnetica

    La risonanza magnetica consente di confermare la tipologia di una malformazione venosa, di valutare l’estensione e l’infiltrazione dei tessuti nelle forme extratronculari, di evidenziare i circoli venosi di drenaggio.

    I vasi venosi displasici si presentano tipicamente come aree lacunari iso-ipointense nella sequenze T1 pesate e iperintense nelle sequenze T2 pesate e dopo soppressione del segnale del tessuto adiposo. Dopo iniezione endovenosa di mezzo di contrasto paramagnetico si osserva un caratteristico enhancement con eventuale presenza di livelli fluido-fluido nelle ectasie con ristagno di flusso. Le calcificazioni edoluminali appaiono come aree focali ipointense.

    La metodica a “contrasto dinamico” fornisce anche informazioni emodinamiche sulla velocità di flusso all’interno della malformazione.

    Tomografia computerizzata

    La tomografia assiale computerizzata è meno valida della risonanza magnetica nelle malformazioni venose extratronculari. Tuttavia, se eseguita con mezzo di contrasto, può essere utile nello studio delle malformazioni venose tronculari, sia centrali che periferiche, evidenziando stenosi, aplasie, aneurismi venosi, circoli venosi embrionari.

    L’esame TC è di grande utilità nelle malformazioni venose cranio-facciali per lo studio dei rapporti con la teca cranica e la ricerca di eventuali comunicazioni venose extra-intracraniche.

    Angioscintigrafia

    L’angioscintigrafia total body con emazie radio-marcate è un esame complementare utile nello screening delle malformazioni venose, soprattutto nelle forme multifocali.

    Questo esame fornisce parametri qualitativi e quantitativi sulle malformazioni venose, utili per monitorare sia l’evoluzione naturale che la risposta a trattamenti sequenziali di scleroembolizzazione. Consente inoltre la diagnosi differenziale tra malformazioni venose e linfatiche

    Flebografia

    La flebografia è un esame invasivo il cui ruolo nella diagnosi delle malformazioni venose è stato nettamente ridimensionato perché i dati forniti dall’ecocolordoppler e dalla risonanza magnetica, eventualmente integrati dall’angio-TC, sono solitamente sufficienti a ottenere un inquadramento completo.

    Tuttavia la flebografia conserva una sua utilità nella pianificazione pre-operatoria di malformazioni venose tronculari complesse, quando occorrono dettagli diagnostici che non si riesce a ottenere con gli esami non invasivi.

    Inoltre è impiegata nel monitoraggio intra-operatorio dei trattamenti di scleroembolizzazione percutanea.

    La flebografia ascendente consente di valutare la pervietà e l’emodinamica del circolo venoso profondo. La flebografia discendente è utile nello studio dell’incontinenza venosa profonda congenita. La flebografia per puntura diretta permette di valutare il decorso dei tronchi venosi embrionari o le vene di scarico delle malformazioni venose extratronculari.

    Esami endoscopici

    Nei casi di malformazioni venose cervicali con impegno faringo-laringeo diagnosticato mediante RM è indispensabile eseguire una laringoscopia pre-operatoria per valutare i rischi dell’intubazione e dell’edema post-scleroembolizzazione.

    Nelle malformazioni venose pelviche con interessamento delle mucose colon-rettali è necessario effettuare una rettoscopia per valutare l’estensione dei laghi venosi intramucosi.

    TRATTAMENTO CONSERVATIVO

    Elastocompressione

    La terapia elastocompressiva con bendaggi o tutori elastici può essere utile soprattutto nelle malformazioni venose degli arti inferiori, particolarmente nelle forme tronculari con quadri di insufficienza venosa cronica.

    Medicazioni locali

    Il trattamento con medicazioni topiche si rende necessario nelle malformazioni venose superficiali complicate da lesioni ulcerative cutanee o emorragie.

    Fisioterapia

    Trattamenti fisioterapici possono essere di ausilio in casi selezionati.

    Il linfodrenaggio manuale trova indicazione nelle malformazioni combinate emolinfatiche.

    L’uso di tutori ortopedici è utile per migliorare la funzionalità e la qualità di vita nelle forme associate ad anomalie scheletriche (ad esempio i plantari correttivi nelle malformazioni venose con dismetrie degli arti inferiori).

    Psicoterapia

    E’ sempre opportuno valutare la necessità di un supporto psicologico, sia per i pazienti che per i familiari, nelle malformazioni venose che inducono deformità o invalidità di grado severo.

    Terapia farmacologica

    Il trattamento con eparina a basso peso molecolare è indicato nelle malformazioni venose con segni clinici di LIC, specialmente in presenza di bassi livelli di fibrinogenemia, sia per controllare il dolore provocato dai fenomeni trombotici sia per prevenire la progressione verso la DIC.

    TRATTAMENTO INVASIVO

    Il trattamento invasivo di una malformazione venosa è indicato in presenza di alterazioni cliniche o complicanze di grado severo: emorragie, insufficienza venosa cronica, dolore invalidante, deficit funzionali, deformità estetiche, sindrome osteo-angiodistrofica (specialmente durante la crescita), compromissione di organi vitali, tromboembolie.

    Scleroembolizzazione

    La scleroembolizzazione costituisce la metodica più diffusa nel trattamento delle malformazioni venose, in quanto consente di ottenere buoni risultati con una bassa morbilità.

    Consiste nell’iniezione percutanea di vari agenti sclerosanti allo scopo di ottenere l’occlusione dei vasi displasici e la distruzione del loro endotelio.

    Può essere eseguita su guida ecografica o fluoroscopica. L’ecografia è utile nella fase della puntura percutanea per localizzare la malformazione e controllare la posizione dell’ago. La fluoroscopia consente di monitorare la diffusione dell’agente sclerosante, opportunamente miscelato a un mezzo di contrasto, all’interno della malformazione e nei vasi di drenaggio.

    L’etanolo è l’agente sclerosante più potente ed efficace nel trattamento delle malformazioni venose, in cui costituisce il gold standard. Tuttavia l’uso dell’etanolo è gravato da un elevato tasso di morbilità. Le complicanze più frequenti sono: ulcerazioni cutanee, neuropatie e tromboembolie. Il rischio è maggiore nelle malformazioni venose localizzate in sede muco-cutanea, in prossimità di nervi periferici o in regioni acrali. Si consiglia di non superare la dose di 1-2 ml/Kg.

    2

    E’ consigliabile che la sclerosi con etanolo sia praticata esclusivamente da personale esperto, preferibilmente sotto guida flebografica. Essendo l’iniezione di etanolo molto dolorosa, è necessaria un’anestesia loco-regionale o generale.

    Recentemente è stato prodotto un etanolo-gel, con l’aggiunta di etil-cellulosa, che offre il vantaggio di aumentare l’efficacia locale riducendo la dose di etanolo e conseguentemente la morbilità.

    Il polidocanolo (1-3%) e il sodiotetradecilsolfato (0,2-3%) sono agenti sclerosanti alternativi nel trattamento delle malformazioni venose, utilizzati soprattutto per la loro bassa morbilità. Vengono somministrati prevalentemente in forma di schiuma, meglio se sotto controllo ecografico. ( Trovano indicazione specialmente nelle malformazioni venose a localizzazione superficiale, cutanea o mucosa.

    Questi agenti sclerosanti consentono di ottenere risultati clinici soddisfacenti riducendo il rischio di effetti collaterali cutanei o neurologici. Il limite principale è l’elevata incidenza di recidive a distanza, in confronto all’etanolo. Va segnalato inoltre un rischio elevato di complicanze neurologiche su base embolica nei pazienti con pervietà del forame ovale o altri shunts destra-sinistra.

    Laserterapia

    La laserterapia può svolgere un ruolo complementare nel trattamento ablativo delle malformazioni venose. Può essere eseguita con l’impiego di metodiche diversificate in base alla sede e all’estensione della malformazione venosa.

    Possono essere utilizzate diverse lunghezze d’onda (laser a diodi con lunghezza d’onda tra 1310 e 1470 nm o laser Nd:YAG con lunghezza d’onda 1064 nm). Si distinguono le seguenti metodiche di applicazione:

    • transdermica nelle malformazioni cutanee o mucose (specialmente del cavo orale)

    • interstiziale nelle forme sottocutanee o profonde

    • endoscopica nelle forme viscerali

    • endovascolare nel trattamento di malformazioni venose tronculari, soprattutto per l’occlusione di vene embrionarie come la vena marginale.

     

     

    La procedura di fotocoagulazione laser endovascolare viene eseguita per via percutanea mediante inserimento endoluminale di una fibra nuda. Il laser più comunemente utilizzato con questa metodica è il laser a diodi. La potenza massima consigliata è variabile da 10 a 15 W in base al calibro del vaso incannulato.

    E’ consigliabile eseguire la procedura sotto monitoraggio ecografico per l’elevato rischio di perforazione della parete venosa e conseguente fuoriuscita della fibra con danno fototermolitico dei tessuti adiacenti.

    Chirurgia non vascolare

    Si tratta di interventi di chirurgia ortopedica o di chirurgia plastica finalizzati alla correzione delle anomalie scheletriche o cosmetiche che costituiscono effetti secondari di una malformazione venosa. (38) Talora vengono praticati simultaneamente agli interventi vascolari in un’unica sessione.

    Le dismetrie degli arti di grado severo (superiori a 3 cm) possono essere corrette in età pediatrica con un intervento di epifisiodesi. In età adulta, dopo il consolidamento delle epifisi ossee, si può ricorrere a interventi di osteotomia o di allungamento osseo secondo Ilizarov.

    Chirurgia vascolare

    Si tratta di interventi che mirano a correggere le alterazioni emodinamiche presenti nei pazienti con malformazioni venose e vengono classificati in ablativi e ricostruttivi.

    CHIRURGIA ABLATIVA

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    L’exeresi chirurgica, sia come procedura isolata che combinata con la scleroterapia, costituisce la metodica più efficace di trattamento delle malformazioni venose extra-tronculari in tutti i casi in cui è possibile asportare la lesione in maniera radicale. L’indicazione principale è rappresentata dalle malformazioni focali e circoscritte, sia nelle localizzazioni superficiali cutaneo-mucose che nelle forme sottofasciali coinvolgenti un singolo ventre muscolare o nelle forme intraarticolari, in particolare del ginocchio.

    Tuttavia l’asportazione chirurgica è gravata da una morbilità elevata, soprattutto nelle malformazioni venose molto estese e infiltranti, in cui è descritto un rischio significativo di emorragie, lesioni neurologiche e recidive. Nelle forme complesse il rischio di complicanze può essere ridotto, se possibile, con un approccio chirurgico in sessioni multiple.

    L’asportazione chirurgica rappresenta il gold standard nel trattamento delle malformazioni venose tronculari con persistenza di vene embrionarie, come la vena marginaleGeneralmente si esegue un’asportazione plurisegmentaria mediante microincisioni cutanee multiple lungo il decorso della vena anomala. Lo stripping è attuabile ma è gravato da un rischio emorragico elevato.

    La rimozione delle vene embrionarie dovrebbe essere eseguita precocemente in età pediatrica, al fine di prevenire lo sviluppo di una sindrome osteo-angiodistrofica. L’asportazione chirurgica dei tronchi embrionari è controindicata nei casi in cui coesistono atresie del circolo venoso profondo, che devono essere accuratamente indagate per evitare il rischio di gangrena flebostatica da perdita del circolo vicariante..

    CHIRURGIA RICOSTRUTTIVA

    La chirurgia ricostruttiva trova indicazione in varie forme di malformazioni venose tronculari.

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    L’escissione chirurgica costituisce la metodica più semplice ed efficace nel trattamento di setti o membrane venose congenite intraluminali.

    La resezione chirurgica totale seguita da innesto / trasposizione venosa oppure la resezione chirurgica parziale seguita da un’endorrafia trovano indicazione negli aneurismi congeniti delle vene profonde (come la poplitea o la femorale superficiale) per prevenire possibili complicanze tromboemboliche.

    Vari interventi di valvuloplastica interna o esterna sono stati descritti per il trattamento delle ipoplasie valvolari. La trasposizione di segmenti venosi valvolati o l’impianto percutaneo di protesi valvolari sono state proposte per la correzione delle agenesie valvolari.

    L’angioplastica percutanea transluminale, eventualmente completata dall’impianto di uno stent endovascolare, si è dimostrata efficace nel trattamento di steno-ostruzioni congenite delle vene profonde (come la vena iliaca o la vena cava inferiore).

    Linee guida SISAV – International Angiology 2015

     

  • Malformazioni artero-venose

    Le malformazioni artero-venose o MAV (AVMs nella dizione inglese) sono definibili comunicazioni anomale tra vasi arteriosi e venosi, connessi tra loro direttamente o attraverso una rete di vasi denominata “nido”

    DEFINIZIONE E CLASSIFICAZIONE

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    Le malformazioni artero-venose o MAV (AVMs nella dizione inglese) sono definibili comunicazioni anomale tra vasi arteriosi e venosi, connessi tra loro direttamente o attraverso una rete di vasi denominata “nido”. Indipendentemente dalla presenza di un “nido” o di micro/macro tragitti fistolosi le MAV sono inquadrabili come malformazioni ad “alto flusso”. Questa peculiarità può essere responsabile, nei segmenti corporei coinvolti, di alterazioni secondarie sul distretto arterioso e/o venoso, con complicanze locali di tipo ischemico o emorragico e conseguenze emodinamiche distrettuali ed in casi estremi coinvolgenti l’intero apparato-cardiocircolatorio. La sigla MAV viene impropriamente spesso attribuita anche alle malformazioni a basso flusso (MV).

    Le MAV sono distinguibili in tronculari ed extratroncular. Nelle prime, di estrema rarità, vi è una comunicazione artero-venosa diretta ed unica in assenza del “nido” e corrispondono nella classificazione ISSVA (1996) alle FAV (AVF nella dizione inglese); si possono includere in questa categoria il dotto di Botallo ed alcune fistole a-v polmonari. La grande maggioranza delle MAV sono di tipo extratronculare con carattere infiltrativo e presenza di un “nido”. Il nido corrisponderebbe all’esito del primitivo reticolo embrionario impropriamente maturato. Le caratteristiche del nido sono state recentemente classificate in base ad un criterio angiografico in tre sottogruppi (Cho e Coll. 2006), che avrebbero differenti implicazioni quanto a modalità e possibilità di successo delle procedure di embolizzazione U

    MAV Stadiazione sec. Shobinger (1977)

    Stadio I Impatto estetico
    Stadio II Impatto funzionale
    Stadio III Emorragia/Ulcerazione
    Stadio IV Scompenso cardiaco

     

    EPIDEMIOLOGIA

    Ad oggi non sono stati identificati fattori ambientali, geografici, razziali o di genere che possano determinare la prevalenza di queste malformazioni. I pochi dati si riferiscono agli Stati Uniti in cui 250.000 persone sarebbero affette da MAV(4). Rispetto agli altri difetti vascolari congeniti in tutte le casistiche la percentuale delle MAV non supererebbe il 10-20 %.n’altra classificazione (Schobinger 1977) in 4 stadi tiene conto invece del differente impatto clinico delle MAV e della conseguente necessità di trattamento.

    QUADRO CLINICO

    Tipicamente una MAV si presenta come massa calda, iperemica, animata da pulsazione abnorme e/o da fremiti, con possibile evoluzione caratterizzata da rigonfiamento ed ipertrofia dei tessuti coinvolti, segmenti ossei compresi. L’ipertrofia può manifestarsi, al pari di malformazioni venose e malformazioni complesse e sindromiche, con allungamento di un arto con conseguente discrepanza fra i due arti. In caso di MAV localizzate all’arto inferiore una particolare manifestazione cutanea nota come acroangiodermatite (o Psedokaposi sarcoma) può evidenziarsi sotto forma di papule e/o lesioni discromiche violaceo/purpuree.

    In età pediatrica una MAV può inizialmente palesarsi solo come lesione cutanea piana, di colore roseo o purpureo facilmente confondibile con una malformazione capillare (PWS).

    L’evoluzione clinica delle MAV è accelerata da eventi traumatici o biologici (pubertà, gravidanza) ed inoltre dalla assunzione di estro-progestinici.

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    DIAGNOSI

    La diagnostica strumentale e quella per immagini delle MAV includono:

    – Doppler Continuous Wawe (CW)

    – Ultrasonografia doppler (USD)

    – RM

    – AngioTC

    – Angiografia selettiva

    Opzionali sono considerate altre metodiche diagnostiche:

    – Scintigrafia Total Body (WBB-PS)

    – Scintigrafia Polmonare di Perfusione (TLPS)

    TRATTAMENTO

    Il trattamento delle malformazioni a-v, rispetto agli altri tipi di malformazioni vascolari, viene considerato particolarmente difficile e controverso per indicazioni, timing, modalità, a causa delle frequenti recidive e per il rischio elevato di peggioramento delle condizioni cliniche in caso di procedure incomplete. L’indicazione al trattamento è perentoria nello stadio 3 e 4 della classificazione di Schobinger (Tab. 2), ma può essere estesa anche ai casi di dimorfismo più accentuato.

    Chirurgia

    L’asportazione chirurgica “en bloc” della malformazione è stata per anni l’unica possibilità di trattamento. Le possibilità di successo definitivo sono legate alla radicalità dell’escissione chirurgica che in molte circostanze comporta un atto estremamente demolitivo ed, in casi estremi, catastrofiche perdite ematiche. Le possibilità di successo sono maggiori nei casi rari di MAV circoscritte e nei più frequenti casi di MAV intramuscolari. Nelle MAV periferiche le perdite ematiche possono essere minimizzate con l’uso di tourniquets pneumatici. Per aumentare le possibilità di successo con una maggiore radicalità, in circostanze selezionate, può essere preso in considerazione il confezionamento di innesti liberi vascolarizzati muscolo-cutanei o l’uso di espansori cutanei.

    L’asportazione parziale, in particolar modo in età pediatrica o adolescenziale, può comportare un peggioramento della situazione clinica.

    Embolizzazione

    Le procedure endovascolari di embolizzazione transarteriosa e/o percutanea si sono affermate quale trattamento alternativo, complementare o preparatorio alla chirurgia. Vengono considerate la I scelta per le MAV estese o chirurgicamente inaccessibili. Pur con le stesse riserve espresse in merito alla chirurgia, riguardo gli effetti peggiorativi in caso di risultati parziali, l’embolizzazione è ammessa anche come terapia palliativa allo scopo di stabilizzare o rallentare la progressione dei sintomi. Le migliori possibilità di successo con il trattamento endovascolare si hanno nelle MAV di tipo I e II (arteriovenose e arteriolovenose) e minori con le forme tipo III (arteriolovenulari) della classificazione di Cho

    I principali materiali di embolizzazione attualmente in uso sono:

    – Coils (spirali)

    – N-Butil-Cianoacrilato (NBCA)

    – Onyx

    – Etanolo

    Alcuni materiali come le particelle di alcool-polivinilcloruro (PVA) vengono usate ormai raramente a causa delle difficoltà nell’individuare la misura ottimale ai fini dell’occlusione del nido senza chiudere i vasi afferenti o al contrario consentire il loro passaggio nel letto polmonare.

    Le spirali (Coils) vengono utilizzate ormai raramente in quanto, come si è detto, chiudendo i vasi afferenti si ottiene un beneficio solo transitorio a causa del reclutamento di nuovi vasi. Il loro uso viene invece proposto per la chiusura dei vasi efferenti sul versante venoso delle MAV di tipo II (arteriolovenose) specie nelle embolizzazioni con etanolo.

    Uno dei materiali più diffusamente utilizzati, l’NBCA, ha la capacità di penetrare ed occludere il nido per la caratteristica di polimerizzare a contatto con il sangue. La modulazione del processo viene ottenuta con l’aggiunta in soluzione di un mezzo di contrasto oleoso e glucosata. Se la viscosità non è ottimale il rischio di passaggio del materiale nel circolo polmonare non è trascurabile. Altre considerazioni riguardano la reazione infiammatoria legata alla polimerizzazione e la possibilità di riassorbimento a distanza del materiale.

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    L’Onyx, utilizzato ampiamente in neuroradiologia interventistica, è un materiale meno adesivo del precedente, in grado di determinare, polimerizzando, un “calco” molto consistente del nido. Il suo impiego nelle MAV estese è controverso per il rischio di indurre neoangiogenesi,pertanto è raccomandato nelle procedure prechirurgiche.

    L’ etanolo, infine, sotto forma di alcool assoluto, è ormai da molti anni considerato l’agente embolizzante più efficace per la sua capacità di distruzione dell’endotelio (l’incompleta distruzione comporta neoangiogenesi, responsabile delle recidive). I rischi nell’uso dell’etanolo sono legati alla sua neurotossicità (in caso di contiguità della MAV con un nervo periferico), alla possibilità di produrre necrosi cutanee e al rischio di sviluppo di ipertensione polmonare. Questa ultima può essere minimizzata sia rispettando il volume massimo iniettato (1ml/kg), sia mediante il frazionamento dei boli (max. 0.14 ml/etanolo/Kg ogni 10’). Il rapido drenaggio dell’etanolo iniettato viene contrastato a) con la compressione manuale delle vene efferenti, b) riducendo il flusso anterogrado con catetere a palloncino, c) con l’occlusione delle vie di scarico mediante coils o tourniquet pneumatico. In caso di MAV superficiali (specie quelle di tipo III, arteriolovenulari) può essere indicata l’iniezione percutanea nel nido.

    Citiamo infine altre procedure indicate solo in casi selezionati: l’uso di stents ricoperti (estese malformazioni in caso di complicanze emorragiche o cardiache e comunicazione artero-venose dirette in grossi vasi) e l’uso di tecniche laser interstiziale o endoluminare (per lesioni superficiali circoscritte)

    Quale considerazione conclusiva si sottolinea l’importanza di una stretta collaborazione interdisciplinare che in caso di MAV appare fondamentale più che in altre patologie vascolari malformative, soprattutto per quanto concerne i ruoli complementari del chirurgo e del radiologo interventista.

    Linee guida SISAV – International Angiology 2015

     

  • Malformazioni linfatiche

    Le malformazioni linfatiche (ML) sono errori embriogenetici della linfangiogenesi che si suddividono ulteriormente in due sottogruppi (Classificazione di Amburgo) in base ad un criterio sia anatomico sia embriologico: forme Extratronculari e forme Tronculari.

      1. DEFINIZIONE E CLASSIFICAZIONE

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    Le malformazioni linfatiche (ML) sono errori embriogenetici della linfangiogenesi che si  suddividono  ulteriormente in due sottogruppi (Classificazione di Amburgo) in base ad un criterio sia anatomico sia embriologico: forme Extratronculari e forme Tronculari.

    ML Extratronculari: sono residui embrionari dovuti ad arresto di sviluppo nelle fasi precoci dell’embriogenesi. Si tratta di tessuto vascolare “immaturo” di tipo mesenchimale che conserva la potenzialità di crescita se stimolato (menarca, gravidanza, terapie ormonali, traumi, infezioni, chirurgia)

    ML Tronculari: sono errori degli stadi più tardivi della angiogenesi. Si tratta di tessuto vascolare“maturo” che ha perduto la potenzialità di crescita quando stimolato.

    Distingueremo quindi:

    – ML extratronculari:     

    1. a) macrocistiche (sinonimo vecchia classificazione: igroma cistico)
    2. b) microcistiche (sinonimo vecchia classificazione: linfangioma)
    3. c) combinate (micro- e macro-cistico)

     

    – ML tronculari:               linfedema primario 

     

    – ML sindromiche:         

    1. a) S. Hennekam
    2. b) S. Gorham Stout
    3. c) S. Linfedema-colestasi
    4. d) GLA (generalized lymphatic anomaly)

    1bis.  Nuova Classificazione ISSVA (Melbourne, Aprile  2014)     

    1. a) Malformazioni linfatiche comuni (cistiche)

    –  macrocistiche

    –  microcistiche

    –  miste

    1. b) Anomalia linfatica generalizzata (GLA)
    2. c) Malformazioni linfatiche della Sindrome di Gorham-Stout
    3. d) Malformazioni linfatiche tronculari: linfedema primario

    –  Morbo di Nonne-Milroy

    –  Linfedema primario ereditario

    –  Linfedema -distichiasi

    –  Ipotricosi- linfedema-telangectasia

    –  Linfedema primario con mielodisplasia

    –  Anomalia linfatica primaria generalizxata (Sindrome di Henneckam)

    –  Microcefalia con o senza corioretinopatia e linfedema

    –  Linfedema e atresia coanale

    e) Altre forme

    1. ETIOLOGIA

    L’etiologia delle ML è ancora sconosciuta. Al momento non è ancora possibile un approccio genetico con l’eccezione del linfedema primario, in quanto le ML si manifestano in modo  sporadica senza  trasmissione ereditaria.  Soltanto nel linfedema primario sono stati identificati almeno un gene aberrane per tutte le forme note (vedi nuova classificazione).

    graduale incremento volumetrico nel corso degli anni.

    3.2 Diagnosi

    La prima diagnosi (o sospetto diagnostico) è sempre clinica; la certezza della diagnosi si raggiunge con  l’ecocolorDoppler e la risonanza magnetica (RM) o TC.

    • EcocolorDoppler: esclude la presenza di anomalie vascolari arteriose e/o venose e di lesioni solide. L’aspetto è quello di cavità  cistiche, uni- multi-camerali, delimitate da setti fibrosi iperecogeni e con segnale ecogenico di tipo fluido all’interno; assenza di vascolarizzazione  all’interno della lesione e  presente soltanto nei setti all’esame Doppler.

    Possibilità di diagnosi prenatale (ecografica) dal secondo trimestre di gravidanza.

    Risonanza magnetica: conferma la diagnosi clinico-ecografica, valuta l’estensione, le dimensioni e i rapporti anatomici della malformazione. Deve essere effettuata con mdc per la diagnosi differenziale con le malformazioni venose e, più raramente, con le lesioni proliferative dei tessuti molli. Va sempre effettuata prima delle procedure terapeutiche con la sola esclusione delle localizzazioni piccole e superficiali, per le quali è   sufficiente l’ecocolorDoppler.

    • TC con mezzo di contrasto: consente di confermare la diagnosi ma non fornisce tutte le informazioni della RM (indagine alternativa alla RM, ma di seconda scelta).
    • Indagini strumentali invasive: linfografia tradizionale, linfografia per puntura diretta, linfoscintigrafia, angiografia non trovano indicazione.
    • Biopsia: è raramente indicata ai fini diagnostici, ma va effettuata ogni volta che le indagini strumentali (Eco, RM, TC) non consentono la diagnosi di certezza.

    3.3 Terapia

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    In assenza di sintomi, evolutività e problematiche funzionali, si può differire il trattamento terapeutico dopo i due anni di età.

    L’approccio terapeutico di prima scelta è la scleroterapia per puntura diretta eco guidata in anestesia generale. In genere non è necessario il controllo flebografico. Nelle malformazioni cistiche di dimensioni contenute  e nel’adulto la procedura di scleroterapia può essere effettuata a paziente sveglio.

    Le forme monocamerali sono quelle che maggiormente si avvantaggiano della scleroterapia. Gli agenti sclerosanti utilizzati sono: OK 432 (picibanil), alcool, bleomicina, doxiciclina tetracicline, polidocanolo, sodio tetradecil-solfato:  questi ultimo due anche sotto forma di “foam” (o “mousse”, o “schiuma”), attraverso una preparazione che prevede la loro miscelazione con O2 e CO2, con la possibilità di ottenere effetti terapeutici migliori, con quantità e concentrazioni inferiori di agente sclerosante.

    Il tipo di agente sclerosante dove essere scelto in base all’esperienza del Centro e dell’operatore (la scelta è strettamente operatore-dipendente).

    Le complicanze più severe sono causate dall’impiego dell’alcool come agente sclerosante; i danni maggiori riguardano la cute, le mucose ed i nervi periferici; si raccomanda uno speciale training per l’uso del’alcool ai fini di  minimizzare la morbidità.

    La recidiva o il risultato parziale costituiscono il problema maggiore della scleroterapia nel  lungo termine, mentre a breve e medio termine i risultati sono in genere favorevoli. La procedura può essere ripetuta

    Il trattamento di seconda scelta è la chirurgia escissionale. Essa trova indicazione per le malformazioni che  non rispondono in modo favorevole alla scleroterapia.

    La scleroterapia e la chirurgia possono essere impiegate in maniera combinata o sequenziale nel trattamento delle malformazioni linfatiche, in rapporto all’esperienza personale.

    3.4 Follow up

    In genere si raccomanda un controllo clinico post-procedurale a distanza di una-tre settimane. Controllo ecografico 6-12 settimane dopo la procedura. Sulla base dell’esito dell’ecografia si valuta la  necessità di ulteriore tappa terapeutica  preceduta o meno da rivalutazione RM.

    1. Malformazioni Linfatiche Extratronculari (o Semplici) di tipo microcistico (MLET-mC)

    4.1 Quadro clinico e Diagnosi

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    Clinicamente si presentano come lesioni multiple superficiali di tipo vescicolare della cute, sottocute, lingua  e mucose del cavo orale, regione genitale, congiuntive; sono evolutive, infiltranti i tessuti superficiali, sintomatiche (dolore, prurito, piccoli sanguinamenti). Spesso si associano a componenti malformative di tipo capillare e/o venulare .

    Più raramente hanno localizzazioni profonde (mediastino, retroperitoneo) ed ancora più raramente  ossee.

    Nessuna  possibilità di diagnosi prenatale.

    L’ecografia è utile ai fini della diagnosi differenziale e per evidenziare componenti malformative macrocistiche associate o profonde. La  RM  conferma la diagnosi, consente il bilancio di estensione della lesione, evidenzia le componenti mal formative più profonde ed ossee.

    Le indagini strumentali invasive  (angiografia e linfografia) non trovano indicazione.

    4.2 Terapia

    Le strategie terapeutiche si basano su impiego di laser, scleroterapia di superficie, ablazione mediante utilizzo di radiofrequenza,  escissione chirurgica. Tutte queste opzioni terapeutiche consentono in genere solo risultati parziali o temporanei, con la sola esclusione delle malformazioni di modesta estensione, nelle quali si può ottenere un risultato definitivo.

    Laser: consentono i migliori risultati il laser Co2 ed il Neodimio YAG laser di superficie o interstiziale. Gli esiti sfavorevole più  frequenti sono la cicatrice e  la recidiva locale.

    Chirurgia: prevede la rimozione di porzioni di cute e sottocute infiltrate dalla malformazione, per cui può richiedere  l’impiego di innesti cutanei,  lembi di rotazione, espansori cutanei. Nei casi meno frequenti di ipertrofia tissutale (del pannicolo adiposo sottocutaneo), la chirurgia escissionale è indicata per la riduzione del volume della lesione.

    Le maggiori complicanze della chirurgia sono la linforrea, la difficoltà di cicatrizzazione delle ferite chirurgiche con formazione di cheloidi, la recidiva.

    Scleroterapia:  risultati in genere discretamente  favorevoli.

    Linee guida SISAV – International Angiology 2015